Eternit: bonifica in loco o smaltimento?

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Uno degli interventi che può succedere di dover effettuare in connessione con una ristrutturazione, e quello di smantellare e smaltire dell’eternit presente nella propria casa. L’eternit con il tempo tende infatti a degradarsi e a diventare pericoloso per la salute, motivo per cui la sua produzione e commercio è stata vietata da più di venti anni, e il proprietario dell’immobile si trova così ad dover mettere in sicurezza l’eternit pericoloso, e a prendere alcune decisioni al riguardo.

Avere presenti alcune questioni esenziali su tale argomento è quindi importante per prendere tali decisioni con cognizione di causa. L’argomento in questione è abbastanza vasto. In questo articolo prenderemo in esame una soluzione per la messa in sicurezza di manufatti di eternit in stato non più integro, alternativa allo smaltimento vero e proprio e che in diversi casi può rivelarsi l’opzione migliore, e ci occuperemo in successivi articoli di approfondire altri aspetti sull’intero argomento.

E’ bene innanzitutto avere presente che lo smaltimento eternit o comunque la sua messa in sicurezza diventa obbligatorio solo quando il materiale si presenta in uno stato di degrado tale da essere pericoloso per la salute. Il degrado diventa pericoloso quando l’eternit non possiede più la compattezza originaria, presentando invece crepe, sfaldamenti, produzione di polveri. In una situazione del genere le fibre di amianto presenti nella matrice di cemento “riescono” a liberarsi facilmente, non essendo più da esse trattenute a dovere, e si liberano dell’aria, con il pericolo di venire inalate da chi si trova nelle vicinanze. In casi simili è necessario rivolgersi immediatamente ad una azienda specializzata che provvederà a valutare la situazione e a prospettare la soluzione migliore.

Detto questo, le soluzioni per la messa in sicurezza di eternit degradato sono essenzialmente due: la bonifica in loco e la rimozione a cui segue lo smaltimento. La bonifica in loco, in diverse situazioni può risultare più vantaggiosa dello smaltimento. Vediamo di cosa si tratta.

LA BONIFICA IN LOCO

E’ una soluzione percorribile quando l’eternit da bonificare non presenta un degrado avanzato, dato che consiste nell’isolare il materiale, vedremo in seguito come, mantenendolo dove si trova. In questo caso la tettoia resterà dove è sempre stata e sarà possibile continuare ad utilizzarla come tale.

L’isolamento dell’eternit, che è l’operazione fondamentale di un intervento del genere, ha la funzione di costituire una barriera invalicabile tra la tettoia stessa e l’esterno, in modo che le fibre di amianto rimangano confinate all’interno e non si disperdano nell’aria. L’isolamento si può effettuare attraverso due sistemi principali:

L’incapsulamento
Questa tecnica prevede di rivestire le lastre di eternit con apposite sostanze che vengono spruzzate a mo’ di vernice e che asciugandosi creano attorno al materiale un film impenetrabile dalle fibre di amianto. Lo spessore della barriera è minimo, ma comunque sufficiente a garantire l’isolamento, e il peso della tettoia rimane quindi in pratica invariato.

Il confinamento
Questa soluzione prevede di rivestire la tettoia con una sorta di involucro rigido costituito da lastre di materiali resistenti e leggeri, disposti generalmente in più strati, in modo tale che ogni strato assolva a una particolare funzione.
La differenza principale con l’incapsulamento, sta nell’aumento di rigidità e resistenza che tale tecnica conferisce. Cosa che può essere utile nei casi in cui si vuole dare al tutto una struttura più solida e robusta. Bisogna però tenere presente che questa soluzione aumenta considerevolmente il peso della tettoia, cosa che ne limita l’uso ai casi in cui la struttura portante della tettoia e gli elementi su cui essa poggia, siano in grado di sostenere l’aumento di carico.

Vantaggi e svantaggi
Il vantaggio principale della bonifica fatta sul luogo è il poter continuare ad utilizzare i manufatti su cui si interviene, proprio come si era sempre fatto in precedenza. Nel caso della tettoia, questa potrà ancora assolvere alle proprie funzioni ed essere tranquillamente utilizzata da chi vive nella casa. Cosa questa che comporta un interessante risparmio economico, dato che evita di dover ricostruire una nuova tettoia dopo lo smantellamento della precedente. Generalmente con un intervento di incapsulamento, si spende un qaurto di quello che una rimozione e successiva realizzazione di una nuova tettoia comporterebbero.

Lo svantaggio principale sta invece nel fatto che il problema non viene definitivamente risolto. Il degrado dell’eternit, benché rallentato dall’incapsulamento o dal confinamento, tende infatti a procedere. Si arriverà quindi prima o poi a dover realmente rimuovere l’eternit in questione e a smaltirlo definitivamente. E’ quindi una soluzione interessante solo nei casi in cui l’eternit presenti un livello di degrado molto contenuto, che ne permetta ancora una integrità accettabile per diverso tempo. Questo è ancora più vero nel caso del semplice incapsulamento rispetto al confinamento. Il confinamento tende infatti a proteggere maggiormente la tettoia a cui conferisce anche una rigidità e robustezza certamente importanti.

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